Covid-19: I cantieri che restano aperti nel rispetto del protocollo anti-contagio

Il Dpcm 22 marzo 2020, così come i precedenti, non ha disposto la chiusura dei cantieri, se riferibili alle attività la cui prosecuzione è esplicitamente autorizzata ed individuate attraverso il riferimento ai codici ATECO. A chiarirlo è una FAQ del Governo sulla corretta applicazione dei nuovi divieti introdotti dal nuovo DPCM.

I lavori nei locali privati non si bloccano. I proprietari e le ditte appaltatrici, nel rispetto dei protocolli di sicurezza, potranno portare avanti i lavori di installazione o manutenzione di alcuni impianti come quello elettrico o quello idraulico.

In particolare le attività edili sono soggette a sospensione salvo quelle di cui al:

codice ATECO 43.2 – Installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di costruzioni e installazioni, all’interno del quale rientrano, a titolo esemplificativo:

Lavori di isolamento termico, acustico o antivibrazioni;
Installazione, riparazione e manutenzione di ascensori e scale mobili;
Altri lavori di costruzione e installazione nca;
Installazione di impianti idraulici, di riscaldamento e di condizionamento dell’aria;
Installazione di impianti elettrici

codice ATECO n. 42 – Ingegneria civile all’interno del quale rientrano, a titolo esemplificativo:

COSTRUZIONE DI STRADE E FERROVIE (strade, autostrade e piste aeroportuali, linee ferroviarie e metropolitane, costruzione di ponti e gallerie;
COSTRUZIONE DI OPERE DI PUBBLICA UTILITÀ (per trasporto di fluidi, per l’energia elettrica e le telecomunicazioni, opere idrauliche). 

Non esiste, pertanto, alcuna limitazione alle attività lavorative che si svolgono nei cantieri. Le imprese appaltatrici sono tenute ad adottare e ad applicare, ai fini della tutela della salute dei lavoratori, i necessari protocolli di sicurezza volti ad impedire la diffusione del contagio da Covid-19 tra i lavoratori, individuati in stretto raccordo con le autorità sanitarie locali; particolare attenzione dovrà essere prestata alle procedure anti contagio con riferimento alle attività di cantiere che si svolgono al chiuso.

Laddove non fosse possibile rispettare, per la specificità delle lavorazioni, la distanza interpersonale di un metro, quale principale misura di contenimento della diffusione della malattia, le imprese appaltatrici sono tenute a mettere a disposizione dei lavoratori idonei strumenti di protezione individuale.

Al riguardo, il coordinatore per l’esecuzione dei lavori provvede, ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, ad integrare il Piano di sicurezza e di coordinamento.

Le stazioni appaltanti sono tenute a vigilare affinché siano adottate nei cantieri tutte le misure di sicurezza sopra indicate.

I lavoratori impiegati nei cantieri, non potendo usufruire, per ovvie ragioni, del lavoro agile, quale modalità ordinaria di svolgimento dell’attività lavorativa, sono sempre autorizzati allo spostamento dalla propria residenza/domicilio alla sede di cantiere e viceversa, anche quando la sede di cantiere sia situata presso una regione diversa da quella di residenza/domicilio.

Ciò posto, nell’ipotesi in cui un lavoratore impiegato in un cantiere, rientrato nel luogo di propria residenza/domicilio per la fruizione di un periodo di congedo o riposo, decida di non tornare presso la sede di cantiere senza che sussista alcun impedimento di carattere sanitario, debitamente certificato, tale decisione dovrà considerarsi quale autonoma scelta del lavoratore che, seppur dettata da comprensibile preoccupazione per il pericolo di contagio, sarà valutata dall’impresa appaltatrice alla luce delle disposizioni contrattuali.

Fonte: Decreto #IoRestoaCasa, domande frequenti sulle misure adottate dal Governo